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SEO: gli errori di valutazione più diffusi

La SEO è probabilmente uno degli aspetti più controversi da considerare per chi lavora sul web. Non si tratta, purtroppo, di capire e applicare formule matematiche, semplici o complesse che siano, per ottenere un risultato certo. Spesso è anche una questione di decidere quale orientamento seguire, visto che i pareri degli esperti su uno stesso argomento possono essere anche parecchio discordanti. E nella pratica non sempre va come la teoria aveva suggerito.

Qual è la keyword che dovrei usare? Quanti link dovrei inserire nel mio blog post? Ci sarebbero migliaia di domande da fare. Ma teniamo presente un punto di partenza su tutti, che sembra molto banale ma non lo è affatto: la SEO deve far arrivare il tuo contenuto alle persone. Quelle giuste.

Abbiamo chiesto allora al nostro team di esperti quali fossero gli errori più comuni commessi in materia di SEO dai Social Media Manager, o gli aspetti più sottovalutati. Vediamoli insieme.

#1 Non comprendere appieno la relazione tra SEO e social media

Anche se Google afferma che le azioni sui social non hanno alcun impatto sul ranking, si può tracciare un parallelo tra contenuti social e contenuti web di maggiore successo, scoprendo che il denominatore comune a entrambi è la presenza di contenuti di qualità.

I contenuti pubblicati sui social che ricevono molti commenti o “mi piace” e che vengono condivisi più volte, molto probabilmente mostreranno una metrica di engagement del pubblico tale da essere considerati contenuti accreditati da Google, ottenendo quindi un impatto positivo sulle classifiche dei risultati di ricerca.

Detto questo, Zak Ramdani, il nostro esperto di SEO, consiglia ai social media manager di non progettare la propria attività sui social media con l’unico scopo di migliorare il ranking. La cosa importante da tenere presente, invece, è che SEO e social media dovrebbero lavorare insieme nell’ambito di una strategia di marketing più ampia per aumentare l’engagement del pubblico e migliorare il raggio d’azione dei social.

Una presenza solida sui social media, unita alla costruzione di una community e di contenuti validi, funzionano insieme per contribuire all’aumento della brand awareness, al traffico sul sito e ad un’esperienza del cliente migliore sui social.

#2 Non condividere i contenuti in modo strategico

Il legame fra i contenuti dei social media e l’ottimizzazione SEO è fondamentale: i social media manager dovrebbero definire di conseguenza la strategia sul tipo di contenuto da condividere.

Invece di condividere solo i nuovi contenuti, è importante analizzare quelli già pubblicati per scoprire quali portano la maggior quantità di traffico verso il sito. Che tipo di contenuti produce la maggior quantità di traffico? Cosa viene condiviso di più? Quali sono gli argomenti più seguiti e coinvolgenti per il tuo pubblico?

Come dice Ramdani “Scegli il cavallo che vince sempre invece di una macchina malconcia che non ha mai vinto”. Crea un archivio con i tuoi contenuti migliori e di maggiore successo da utilizzare a rotazione sul tuo calendario di contenuti sui social media e usa queste risorse insieme ai nuovi contenuti.

#3 Aspettarsi il successo da un giorno all’altro

L’ottimizzazione SEO è un modo altamente efficace di migliorare il traffico del proprio sito, ma non è una soluzione immediata. Spesso gli addetti marketing si aspettano di adottare una determinata strategia e ottenere risultati immediati e, quando non li ottengono, cambiano piano.

L’ottimizzazione SEO richiede del tempo perché siano visibili i primi risultati: l’impazienza rappresenta quindi uno dei maggiori ostacoli a questo riguardo per i direttori di marketing.

Una delle ragioni principali per cui la strategia basata su SEO richiede del tempo è legata all’immane volume di contenuti online. Come mostra questo grafico informativo di Domo, la quantità di dati condivisi online ogni minuto è sconvolgente.

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Non sei il solo nel tuo settore a pubblicare contenuti. Proprio per questo, devi seguire sempre le best practices sull’ottimizzazione SEO, produrre e condividere contenuti di qualità e analizzare i risultati ottenuti.

Gli influencer e i siti con un alto traffico di dati lavorano per costruire una reputazione accreditata e i motori di ricerca la riconoscono come tale. Un brand non diventa autorevole (per i motori di ricerca e per i clienti) dall’oggi al domani. Gli addetti marketing devono pubblicare, con costanza e coerenza, dei contenuti di qualità e assicurarsi che tali contenuti generino dei backlink utili ad attestare la credibilità del brand.

Dopo aver compreso quali siano il tempo e gli sforzi necessari perché l’ottimizzazione SEO produca risultati, i social media manager e gli addetti al marketing possono concentrarsi sul modo migliore di proseguire nella propria strategia di marketing.

#4 Non tenersi al passo con i progressi della SEO

L’ottimizzazione SEO si è molto evoluta negli ultimi dieci anni, ma non tutti gli addetti marketing sono stati in grado di mantenersi al passo con tali aggiornamenti.

“Nel 2016, molti addetti marketing non si sono resi conto della situazione. Non hanno tenuto il passo o, peggio, non hanno voluto fare delle campagne basate sull’ottimizzazione SEO perché erano legati a strategie del passato”, afferma Ramdani.

Un esempio chiaro di quanto appena detto è la pratica del cosiddetto “keyword stuffing”. Si tratta di una pratica molto diffusa all’inizio dell’evoluzione dell’ottimizzazione SEO che consisteva nel riempire o sovraccaricare di parole chiave una pagina web. Tale pratica non solo risulta ridicola e toglie credibilità ai contenuti, ma può anche provocare una loro sospensione manuale o basata su algoritmi della pagina, difficile da annullare.

I marketer devono essere consapevoli degli aggiornamenti per gli algoritmi dei motori di ricerca, come Panda (che impedisce l’uso del “keyword stuffing”), Penguin (che penalizza i link di bassa qualità) e Hummingbird (che permette una comprensione maggiore del tentativo di ricerca).

I risultati di ricerca sono più personalizzati che mai, quindi bisogna riuscire a stabilire dei collegamenti tra i contenuti e il pubblico a cui mirano. Google modifica il ranking dei contenuti in modo da scegliere quelli più rilevanti sulla base di una cronologia di ricerca individuale; l’autorevolezza, la corrispondenza delle parole chiave, l’originalità dei contenuti e l’engagement del pubblico diventano così dei fattori di importanza fondamentale.

Una tecnologia di questo tipo, che muta così rapidamente, obbliga addetti al marketing e social media manager a tenersi al passo con gli ultimi sviluppi e a regolare la propria strategia di creazione e promozione dei contenuti sulla base di tali cambiamenti.

Articolo originale di Dara Fontein, pubblicato sul Global Blog Hootsuite 

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