cattive abitudini sui social

Cattive abitudini sui social? La pigrizia, prima di tutto!

Cattive abitudini sui social media. Tante, tantissime. Ma iniziamo con la prima…

Compiere un’azione a suon di swipe o premendo un semplice tasto è ormai la norma. Viviamo in un mondo in cui possiamo fare sempre più cose con il minimo sforzo, e se ci è richiesto un po’ di impegno in più iniziamo a storcere il naso.

Certo, poter risparmiare tempo ha un valore inestimabile, soprattutto per chi è costretto a correre sempre, ma alla lunga si può anche incorrere nel rischio di abituarsi un po’ troppo…alla pigrizia. Può succedere in tutte le situazioni, e accade ovviamente anche sui social.

Se sei un tipo solitamente molto attivo – o iperattivo –  potresti pensare che l’argomento non ti tocchi da vicino. Ma è proprio così? Quali sono gli atteggiamenti più comuni dei social-pigri più incalliti, o anche solo occasionali? Vediamoli insieme e cerchiamo di capire se e come si può uscire dal tunnel. Senza strafare, tranquillo.

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Mettere un like, commentare o condividere un post senza (prima!) averlo letto

Vedi un articolo su Facebook, con un titolo che non lascia molto spazio ad interpretazioni, e senza pensarci due volte esprimi il tuo sono d’accordo o meno con un like o una reaction. Se proprio sei in vena lo condividi anche, magari con un commento. Mai capitato?

E se si trattasse solo dell’ennesima mossa di clickbaiting? O di una bufala? E se nell’articolo ci fosse scritto qualcosa che non condividi per niente, o che è l’esatto contrario di quello che hai appena sostenuto? Imbarazzante. La pessima figura è sempre dietro l’angolo, in questi casi. Non bisogna mai abbassare la guardia, soprattutto se stai gestendo un account aziendale. Immagina la catastrofe.

Un articolo condiviso qualche tempo fa dalla NPR è diventato virale proprio perché ha dimostrato quanto sia diffusa questa cattiva abitudine. Il titolo recitava semplicemente “Perché l’America ha smesso di leggere?”. Argomento apparentemente chiaro e inequivocabile. E visto che si trattava anche di una domanda abbastanza provocatoria, i commenti di tanti social-pigri non si sono sprecati. Molte delle persone che avevano commentato l’articolo sui social, però, non lo avevano nemmeno letto.

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Se lo avessero fatto, si sarebbero accorti che si trattava in realtà di un simpatico pesce d’aprile. Il testo, infatti, recitava: “A volte abbiamo la sensazione che le persone scrivano commenti sulle storie pubblicate da NPR senza averle lette. Se stai leggendo questo messaggio, metti like a questo post senza scrivere commenti. Poi vediamo cos’hanno da dire le persone su questa storia”. 

Il 68% degli utenti dei social condivide contenuti con lo scopo di far capire agli altri “chi sono e cosa gli interessa”. Niente di male, anzi. Però, prima di condividere un articolo – qualunque ne sia la fonte – non si puoi non leggerne il contenuto. Regola numero uno. E 3.0.

Condividere “random” (e senza interesse) solo perché sei sparito da un po’

È vero, periodi di lunga assenza sui social non sono mai il massimo per mantenere attiva l’interazione. Ma se non sei in vena, o non hai nemmeno una manciata di minuti da dedicare alla lettura e alla condivisione, non vale la pena compiere azioni inutili. Piuttosto aspetta che arrivi un momento migliore, in cui hai la giusta curiosità e la giusta dose di tempo per creare valore. Giova a te stesso (perché sei anche ciò che condividi), e anche agli altri (altrimenti verrebbe meno il senso stesso della “condivisione”).

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Spesso, quando “dobbiamo esserci a tutti i costi”, può capitare di retwittare o condividere direttamente un link senza aggiungere alcun commento o contributo. Per pura pigrizia, o perché basta lo stretto indispensabile, o perché nemmeno noi stessi siamo particolarmente presi dall’argomento. Ma ti sei accorto che quando posti un contenuto sui social senza scrivere nulla di tuo –  nemmeno una parola o un semplice emoji – l’engagement cala notevolmente?

Chiediti perché i tuoi follower dovrebbero trovare interessante l’articolo, o notarlo rispetto a migliaia di altri. Chiediti perché tu ritieni che sia importante, che cosa ti comunica, quale dibattito può aprire. E se non trovi un motivo valido…questa è sicuramente un’altra delle cattive abitudini sui social media che dovresti provare ad evitare.

Sparare like a raffica, neanche fossi un bot

OK, sei appena uscito dall’ufficio e hai voglia di spegnere il cervello per un po’. Hai lo smartphone in mano e ti aspetta un’ora di mezzi pubblici per tornare a casa. Vai su Facebook, inizi a scorrere tra i contenuti, e il dito inizia a ticchettare indiscriminatamente su qualunque cosa. Che c’è di male? Assolutamente niente.

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Ma analogamente ai contenuti ripubblicati in modo automatico o fine a se stesso, anche mettere compulsivamente like a qualunque cosa può finire tra le cattive abitudini sui social media. Soprattutto se è l’unica maniera per interagire con i tuoi contatti e se ti interessa tenere alto l’engagement (e ti interessa…sappiamo che ti interessa).

La scrittrice Elan Morgan (Schmutzie) ha condotto un esperimento: per due settimane ha smesso di mettere like a qualunque post pubblicato su Facebook. Il motivo? “Il like è come un cenno silenzioso del capo per dare la propria approvazione in una stanza rumorosa. Così è molto più semplice rispetto a un sì, un sono d’accordo e un anche io”.

Certo, nel frattempo su Facebook sono arrivate le reaction, che almeno ti fanno scendere di un gradino nella scala della social-pigrizia perché devi tenere premuto il dito e scegliere fra ben sei diverse opzioni! Ma il senso non cambia di molto. Sono sfumature di mi piace o non mi piace, non dicono molto di più su di te. Non ti coinvolgono e non coivolgono chi vedrà il tuo like. Perché te lo ricordi, vero, che gli altri possono vedere le tue azioni sui social? Nella maggior parte dei casi i tuoi like appaiono nel feed dei tuoi follower: non metterne di imbarazzanti. E se proprio non puoi farne a meno, almeno corri a modificare le impostazioni della privacy. Ora.

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A maggior ragione su Instagram…la pratica del like for like è anacronistica e fastidiosa (sebbene ancora diffusa), e non è il massimo farsi scambiare per un bot. La tua rete sui social è fatta di persone reali. Tornando all’esperimento appena accennato, Morgan ha sintetizzato così le sue conclusioni: “Sono diventata più presente e coinvolta, perché ho dovuto usare le mie stesse parole e non un semplice pulsante. Trovavo il tempo per dire alle persone quello che pensavo o sentivo, per prendere atto della vita dei miei amici, condividerne gioie e dolori con gli altri. Ne è risultato che c’è molta più umanità e affetto nelle parole che nell’utilizzo del like”.

Emoji e GIF. Belli…ma ricordati anche di scrivere, ogni tanto

Come ha rilevato il Cassandra Report, 4 persone su 10, di età compresa fra i 18 e 35 anni, preferiscono comunicare con le immagini piuttosto che con le parole. Emoji e GIF offrono senza dubbio la possibilità di condividere reazioni ed emozioni in modo molto divertente e immediato. L’Oxford Dictionary ha addirittura proclamato Parola dell’anno 2015 l’emoji che ride con le lacrime agli occhi.

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Ma a volte si tratta solo di utilizzare un pretesto per evitare di dare una risposta appropriata. O la strada migliore per tagliare corto, soprattutto quando sostituiscono le parole. La fashion blogger Leandra Medine (Man Repeller), ce lo spiega così:

“Mia suocera mi aveva appena mandato un messaggio chiedendomi se mi sentissi meglio e l’unica cosa che mi venne in mente fu inviarle l’emoji con la faccia verde. Non volevo dirle di no, ma non volevo nemmeno dirle di sì. È un ottimo modo per aggirare la questione e non dare nessuna risposta, perché in realtà non stai dando una vera risposta. È come dire ‘io butto fuori qualcosa, sei tu a scegliere cosa pensare’”.

Il punto è che chi sta dall’altra parte, e vede fioccare un emoji dopo l’altro durante quello che dovrebbe essere uno scambio di battute o una conversazione, spesso sa esattamente cosa significa. Scarso interesse. Punto. E se invece l’interesse c’è, e si tratta solo di pigrizia…forse allora vale la pena dimostrarlo. Con i fatti: cioè, almeno in questo caso, a parole.

Sei ancora sicuro di non essere vittima anche tu, ogni tanto, delle cattive abitudini sui social? Ne hai qualcun’altra da raccontarci? Lascia un commento a questo articolo. Ci fidiamo: siamo certi che lo avrai letto attentamente, prima!

 

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