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Pokémon GO: come funziona l’app del momento

Ormai non si parla d’altro: il tormentone del momento è Pokémon GO, l’app che sta rivoluzionando come un vero e proprio ciclone il mondo dei videogiochi, ma anche le nostre abitudini quotidiane.

Di cosa si tratta? Per i pochi che ancora non ne hanno sentito parlare, e anche per chi si è già appassionato e vuole saperne di più, ecco quello che c’è da sapere per iniziare a scoprire una delle app per smartphone più virali di tutti i tempi.

Pokémon GO: cos’è

Pokémon GO è un gioco che si basa su un’idea molto semplice: dare la caccia ai famigerati mostri che hanno popolato l’infanzia (o l’adolescenza, a seconda dei casi) di tanti Millennial a partire dagli anni Novanta, migrati dal Game Boy ai cartoni animati, fino alla realtà aumentata.

Sì, perché la forza rivoluzionaria dell’app è proprio questa: sfruttare lo scenario quotidiano della nostra vita reale, popolandolo di Pokémon pronti a sbucare da ogni dove in qualunque istante, grazie alla tecnologia GPS.

Qual è lo scopo del gioco? Il giocatore deve catturare più mostri possibili e allenarli in vista di combattimenti per conquistare il livello successivo.

L’app, sviluppata da Niantic su un progetto di Nintendo, The Pokémon Company e Game Freak, è stata lanciata il 6 luglio 2016 in alcuni paesi fra cui gli Stati Uniti, mentre in Italia è arrivata ufficialmente il 15 luglio scorso (nonostante in molti fossero riusciti a scaricarla in anticipo).

Al momento è disponibile gratuitamente sia per iOS che per Android, con la possibilità di acquistare alcuni elementi aggiuntivi. Se ancora non ti sei cimentato nella caccia, ma inizi ad essere incuriosito, vediamo nel dettaglio come iniziare.

Come si gioca

Una volta scaricata l’applicazione, per iniziare a giocare è necessario registrarsi: c’è la possibilità di utilizzare un account Google preesistente, oppure di creare un nuovo account Pokémon Trainer Club. Una volta completata la registrazione, si può iniziare a personalizzare il proprio avatar.

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Tutto pronto? GO! Come prima cosa, ci troviamo davanti al Professor Willow, che ci farà da guida in un breve tutorial: si sceglie quale Pokémon catturare tra Bulbasaur, Squirtle e Charmander e si inizia subito. Se nessuna di queste tre creature ti soddisfa come starter, però, c’è chi ha già scovato il modo per aggirare l’ostacolo e dare subito la caccia al più amato di sempre, Pikachu.

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Come si catturano i Pokémon? Bisogna colpirli con una PokéBall, con un lancio veloce e ben mirato (ovviamente fatto con uno swipe sul display). Una volta preso il primo mostro, verrà visualizzata la mappa dell’area in prossimità della posizione del giocatore, che si attiva utilizzando la fotocamera (sì, se ti stai già preoccupando per la batteria del tuo smartphone, fai bene. L’app ne consuma parecchia).

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A cosa serve la mappa? È lo strumento che si utilizza per scoprire dove si trovano i Pokémon da catturare. In base al momento della giornata e in base agli spostamenti del giocatore compariranno mostri di tipologie differenti. Lo scopo è quello di catturarli tutti.

La mappa è in realtà una variazione di Google Maps. Oltre allo scenario reale in cui si muove il giocatore, sono presenti anche luoghi di fantasia come le palestre per i Pokémon e i PokéStop, luoghi pubblici con oggetti virtuali che servono per potenziare l’equipaggiamento e diventare quindi più forti.

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Mentre ci si sposta nel mondo reale, il display ci segnala che alcuni Pokémon sono nei dintorni, anche se all’inizio non è possibile essere certi dell’esatta localizzazione.

Quindi bisogna stare con gli occhi incollati allo smartphone? Non necessariamente (anzi, sarebbe proprio il caso di non farlo, visti i recentissimi incidenti riportati dalla cronaca). Per evitare che il giocatore resti costantemente con lo sguardo puntato al display, rischiando di non badare a tutto quello che gli sta intorno ed esponendosi quindi a pericoli, si riceve una notifica, sotto forma di vibrazione, quando si è in prossimità di un Pokémon.

Più persone possono in realtà catturare lo stesso mostro, visto che questo risulterà visibile a diversi giocatori nello stesso luogo. Non è un problema, anzi, può rappresentare anche un modo per dare vita ad una caccia…di gruppo. Come è successo solo qualche giorno fa al Central Park di New York. Da non credere.

Chi sono i Pokémon e come nascono

Pokémon GO è basato sulle creature nate dalla fantasia dell’informatico giapponese Satoshi Tajiri, founder della  rivista di videogiochi – poi anche software house – Game Freak. Da bambino era appassionato di insetti e amava dare loro la caccia: da questo ricordo legato alla sua infanzia presero così vita i mostri tascabili – i pocket monsters – che poi sarebbero diventati i famosissimi Pokémon (si spiega così anche l’origine del loro nome).

Nel 1996 Tajiri diede vita al primo della serie di videogame per il Game Boy, la console portatile di Nintendo, riscuotendo un successo straordinario protrattosi negli anni. Altri videogame, anime, film, manga e tutta una serie di oggetti e gadget di vario tipo.

La sua creatura è rimasta talmente impressa nella memoria dei giocatori di allora, che questa nuova versione del gioco, riadattata ai nostri tempi con lo smartphone come moderna console, non poteva che essere un fenomeno virale.

Pokémon GO: un successo (in)aspettato

In pochissimi giorni, Pokémon GO si è subito conquistata il titolo di “principale mobile game nella storia degli Stati Uniti”, posizionandosi davanti a Tinder in termini di download e a Twitter per numero di utenti giornalieri. Facebook e Snapchat non se la passano meglio. E se ti stai chiedendo che ne è di Candy Crush, l’app che fino a poco tempo fa ci dava il tormento su tram e metropolitane da mattina a sera…Ebbene: Pokémon Go ha superato anche lei.

E che dire delle azioni Nintendo? Il loro valore è raddoppiato in pochissimo tempo.

Il successo di Pokémon Go può sembrarci inaspettato e forse eccessivo: eppure, sostiene Alvin Chang in un interessante articolo su Vox, la fortunata sorte di quest’app era praticamente già scritta.

Nintendo se l’aspettava, in sostanza, contando sull’ipotesi che gli stessi giocatori di una volta, gli attuali Millennial, avrebbero fatto a gara per scaricare il gioco a cui tanto erano affezionati da ragazzini. Un po’ l’effetto amarcord, un po’ la voglia di scoprire un gioco che ci porti fuori dalle mura di casa, un po’ il nostro attaccamento esagerato allo smartphone: ecco gli ingredienti sufficienti per fare di Pokémon GO un fenomeno virale. E così è stato.

Tu hai già iniziato? In ogni caso, rimani sintonizzato per scoprirne di più!

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