Sai come funziona l’algoritmo di LinkedIn? In che modo viene deciso se il tuo post avrà più o meno visibilità?

LinkedIn è il social professionale per eccellenza ed è in continua ascesa. Come in tutti i social, però, il flusso di contenuti visualizzati è governato dalle regole di un algoritmo.

Quando effettui il login su LinkedIn.com o usi l’app del social, accedi subito alla homepage con il tuo feed – una pagina simile al feed di Facebook – in cui visualizzi gli aggiornamenti dei tuoi contatti e delle pagine che segui. Tuttavia, nel feed non viene mostrato di default tutto ciò che viene pubblicato, ma solamente i contenuti considerati interessanti per te (puoi sempre modificare i post che vuoi visualizzare in base al criterio “recente”, ma dovrai farlo manualmente).

algoritmo di linkedin

Questa non è l’unica implicazione dell’algoritmo di LinkedIn: ovviamente, non solo influenza ciò che tu vedi degli altri, ma anche quello che gli altri vedono di te, ossia la visibilità dei tuoi contenuti. Considerata la rilevanza del social in ottica di professional branding, come puoi assicurarti che i tuoi post vengano visualizzati nel maggior numero possibile di feed?

Inizia a scoprire le regole dell’algoritmo di LinkedIn.

Nota: esistono altri algoritmi di LinkedIn che possono incidere su diversi aspetti (come lo strumento di ricerca o lo spam nella tua casella dei messaggi in arrivo), ma in questo articolo ci concentriamo specificamente quello che consente di organizzare i feed della homepage.

LEGGI ANCHE: Consigli di leadership: Intervista a Shannon Brayton, CMO di LinkedIn

Algoritmo di LinkedIn: come funziona?

Il feed di LinkedIn dispone di un filtro anti-spam, che stabilisce:

  • se i contenuti devono essere mostrati nel feed o meno (è comunque raro che non vengano visualizzati);
  • la quantità di pubblico da raggiungere all’interno di LinkedIn (la parte più importante);
  • se, visto il tipo di contenuti, devi essere considerato un utente spam o meno (altra evenienza rara).

Il funzionamento dell’algoritmo di LinkedIn e del feed è illustrato qui sotto con un diagramma che include anche le quattro fasi del processo di revisione dei contenuti:

algoritmo di linkedin

Ricorda che questi stadi non sono completamente sequenziali e separati. La diffusione attraverso la rete di un post è determinata da numerosi fattori e queste decisioni basate su algoritmi vengono prese nel tempo, a volte spostando il post avanti e indietro all’interno processo. Ad ogni modo, possiamo descrivere ciascuna fase in questo modo:

#Fase 1: i contenuti vengono pubblicati e passano attraverso un filtro iniziale automatizzato

Ogni volta che pubblichi un aggiornamento su LinkedIn (anche se è un’immagine), un bot ne colloca immediatamente il contenuto in una di queste tre categorie:

  • spam
  • scarsa qualità
  • idoneo

La categoria a cui aspiri, ovviamente, è “idoneo”. Tuttavia, se per qualche motivo i tuoi contenuti dovessero finire nella categoria “scarsa qualità”, avranno ancora la possibilità di passare alle fasi successive del processo.

#Fase 2: i contenuti vengono lasciati temporaneamente sul tuo feed per misurare l’engagement

In questa fase, gli indicatori dell’engagement iniziale del tuo pubblico (ossia, ad esempio, like, commenti e condivisioni) saranno il segnale che i contenuti sono sufficientemente buoni per poter passare alla fase 3 del filtro anti-spam dell’algoritmo.

Tuttavia, se gli utenti dovessero segnalare il post come spam o nasconderlo dai propri feed perché non vogliono visualizzarlo, l’algoritmo di LinkedIn potrebbe trarne conclusioni negative.

Per evitare che gli utenti nascondano i contenuti dai feed, chiediti quanto segue:

  • il mio post può essere fastidioso o offensivo per qualcuno?
  • può essere interessante per gli utenti della mia rete?
  • potrebbe essere condiviso dagli altri?
  • è pertinente per la vita professionale degli altri?
  • pubblico troppi post?

Nel dare le risposte alle domande qui sopra, puoi considerare di rivedere alcune parti del tuo post o di modificarne lievemente il tono.

#Fase 3: i contenuti passano un controllo computerizzato di viralità

Una volta misurato l’engagement degli utenti rispetto ai contenuti come segnale di qualità, l’algoritmo cerca indizi utili a capire la “qualità” di chi ha pubblicato il post, nonché della sua rete, in modo da stabilire se tali contenuti devono essere considerati o meno spam.

Questo avviene perché tecnicamente uno spammer potrebbe aver pubblicato contenuti indesiderati e aver poi ottenuto, entro un’ora dalla pubblicazione, centinaia di commenti positivi da altrettanti account spam, riuscendo così a superare i filtri e a giungere alla fase 3.

Oltre a controllare la tua credibilità, durante la fase 3 l’algoritmo può anche determinare la pertinenza e l’utilità del post per la rete (ossia connessioni e follower che ricevono il post nei propri feed).

Sempre in questa fase, l’algoritmo decide di spostare i tuoi contenuti in basso, inviandoli indietro nella coda in attesa di un’altra possibilità per dimostrarne l’attendibilità. Se il tuo post sembra sospetto, ma l’algoritmo non vuole prendere una decisione definitiva in merito, dandogli piuttosto il beneficio del dubbio, il post rimarrà nel feed ma non sarà mostrato molto in alto né molto spesso.

A questo punto, spetta alla tua audience fare in modo che i tuoi contenuti ottengano la metrica di engagement menzionata nella fase 2. Se aumenta il suo engagement, allora il post torna di nuovo alla fase 3.

Proprio per questo motivo è estremamente importante pubblicare al momento giusto, oltre a ottimizzare titoli e le immagini in ottica click-through rate (CTR).

#Fase 4: i contenuti vengono esaminati da esseri umani

Parte dell’unicità dell’algoritmo di LinkedIn sta nel fatto che utilizza esseri umani reali per filtrare i contenuti generati dall’utente e per avere più informazioni su ciò che rende interessante o meno un post.

È in questa fase che tali utenti stabiliscono se il post è abbastanza interessante da continuare a essere visualizzato nel feed di LinkedIn. Se il post continua a generare engagement, il ciclo continua e il post resta visualizzato.

In questa fase, se i tuoi contenuti risultano essere straordinari, potrebbero anche essere potenziati e raggiungere ancora più utenti, o addirittura essere visualizzati su un canale di LinkedIn.

Dai un’occhiata al post di esempio qui sotto. Al momento dello screenshot, era vecchio di due settimane. Era però ricco di Like e di commenti (ossia segnali di engagement di LinkedIn). Inoltre, qualcuno della mia rete personale aveva aggiunto Like al post, che era pertinente rispetto ai contenuti del mio profilo personale (per esempio quelli di marketing).

Nello screenshot sotto non si vede, ma quel post è stato posizionato più in alto di un altro post rimasto lì per meno di un giorno, ed è rimasto di conseguenza nel mio feed di notizie, a dimostrazione del potere di ricircolo dell’algoritmo di LinkedIn.

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Ora Pulse appare nel feed della tua homepage. Tuttavia, gli articoli di Pulse su LinkedIn Publisher funzionano in modo leggermente diverso da quelli mostrati alla tua audience o sui canali Pulse.

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Per approfondire l’argomento

LinkedIn ha pubblicato molti articoli sugli aggiornamenti e i miglioramenti apportati a questo algoritmo. Se vuoi ulteriormente approfondire l’argomento legato al feed di LinkedIn, te ne segnaliamo alcuni di seguito (in lingua inglese):

Sul nostro blog, invece, potresti trovare interessante l’intervista di Ryan Holmes, CEO Hootsuite, alla CMO di LinkedIn Shannon Brayton:

Questo articolo è tratto da How The LinkedIn Algorithm Works (And How To Make It Work For You) pubblicato sul Global Blog Hootsuite.

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